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  • Ad Agrigento per il Premio Pirandello il giorno prima della morte

  • Amicizia, L'Asso di Picche 1935-1940

    Il banchetto è una tovaglia bianca
    piatti e vino, amici tra loro parlano, [...]

  • Bambini libici

  • Basta un bicchiere, L'Asso di Picche 1940-1943

    Basta un bicchiere di Barolo
    perché via la sabbia se ne vada [...]

  • Bombardamento di Livorno, L'Asso di Picche 1944-1947

    Morire con la camicia slacciata,
    da eroe plebeo, [...]

  • Clandestino nella follia

  • Come sono cambiati i pazienti psichiatrici

    - Tobino: Questi spettacoli, questi atteggiamenti della follia che si manifestava così pura, così limpida, oggi non ci sono. A quel tempo con i malati si comunicava relativamente e in certi momenti, invece oggi con gli psicofarmaci ci si può parlare, oggi possono passeggiare, girare fuori.
    - Giornalista: Oggi addirittura fanno un giornale, ho visto. [...]

  • Della mia natura, L'Asso di Picche 1930-1935

    Quale natura è la mia
    che mille passioni la agitano [...]

  • È passato il Natale, Il poeta Tobino

    Non vorrei fare altri commenti. Vi dico la poesia che è intitolata “È passato il Natale”.
    [...]

  • Foto tessera con Tobino in uniforme da alpino

  • Giardino dei medici a Maggiano. Tobino

  • I sentimenti puri e intoccabili

    Mi viene per esempio in mente una donna che era...che di recente è andata via e che arrivò con un delirio di danno, di rovina, era lei...di colpa, innanzitutto di colpa, era anche piuttosto bella! Sembrava una slava e invece era di Pistoia e parlava benissimo l’Italiano! E nonostante fosse contadina, del contado e pochissimo istruita era...si capiva, si indovinava che doveva essere una mente vigorosa, che se fosse stata educata si sarebbe distinta in qualche cosa! Questa donna era così dominata dal delirio di colpa che si gettava in terra, disperata, in ginocchio e gridava: “È colpa la mia, è colpa mia di tutte le rapine! È colpa mia se è saltata la bomba nella banca! È colpa mia delle vergogne che si vedono in giro! Si, colpitemi! Freddate!” Disse delle volte delle parole bellissime: “Freddate questo sangue maledetto!” Non valevano gli psicofarmaci e non valeva nessuna cura. E lei che aveva due bambini e il marito venendola a trovare mi ha detto: “Se sapesse come è cambiata, era così tenera, così affezionata ai miei bambini, ai nostri bambini!”
    Un giorno...quindi tutti i sentimenti, gli affetti erano spariti, era sorto il dominio, l’assoluto dominio, la tirannia nazista del delirio di colpa. Quando un giorno lentamente questo stato mentale, questo quadro si attutì, scivolò lentamente verso la normalità e miracolosamente vidi assistere alla rinascita dei sentimenti, degli affetti. Ma come erano freschi, erano puri! Quasi mai mi era sembrato di udire una madre parlare con tale semplicità e nello stesso...nello stesso tempo profondità dei suoi bambini! E con che particolari mi raccontava di quando erano più piccoli…quella volta che furono malati, eccetera. E un giorno ebbi come anch’io una felicità ascoltandola perché mi sembrò di capire, forse era un’illusione, ma sentii formidabilmente dentro di me, almeno dentro di me, che i sentimenti sono puri e intoccabili. Come medico di manicomio mi sembrò di scoprire che è la mente che è maledetta! È nella mente che si annida il serpe della follia! Il cuore, voglio dire, gli affetti rimangono puri, si ritirano come in esilio di fronte al dominio, alla forza dei deliri. E in questa donna del contado, ma dalla natura provvista di una forte mente, era appunto accaduto che il suo intelletto, per una qualche misteriosa ragione, si era armato di furore diabolico e aveva scacciato i sentimenti ma che però erano rimasti intatti e anzi quando la mente si era placata erano ritornati mondi, innocenti, puri e invincibili. [...]

  • I tre amici Tobino – Cucchi – Pasi

  • Il carnevale del 1924

    È una cosa mia personale.
    Il carnevale di Viareggio, da me amato, il felice, il glorioso fu questo del 1924 del “Andasti o giovinastro al gran veglione”. È certo che ognuno ci ’ha il suo dei carnevali. E per esempio come imparai subito a memoria i versi di Curzio Caprili: “Andasti o giovinastro al gran veglione, al braccio ti abbiam visto di una bionda, e ci facevi il nesci e il burbiglione, mentre palpavi l’anca sua rotonda.” [...]

  • Il giardino di Maggiano

    - Giornalista: Questo è il cortile sul quale affacciava la tua camera di primario dell’Ospedale di Maggiano.
    Tobino: E dove udivo la notte i malati, che urlavano, e gridavano i loro deliri, specie d’estate perché aprivano le finestre per il caldo. [...]

  • Il giglio di quell’amore

    E passarono gli anni e certo ci furono delle disillusioni, ci furono...Io comunque scrissi questo libro che si chiama Il Clandestino. È anche lungo, eh! Ma prima ci misi una poesia che dice così...era rivolta ai miei amici, vero?
    [...]

  • Il libro che mi rappresenta: “Biondo era e bello”

    - Giornalista: Senti, ti faccio una domanda che di solito si fa, non è una domanda intelligente, ma comunque facciamola ugualmente. Tu hai scritto tanti libri, e non stiamo qui a ricordarli, sono stati, dal più al meno, quasi tutti libri di grande risonanza e successo. Tu dovessi farti rappresentare da un solo libro, sceglieresti?
    - Tobino: In questo momento improvvisamente dico “Biondo era e bello”, cioè la vita di Dante. [...]

  • Il ricordo della madre, Il poeta Tobino

    Mia madre che usciva dalla parte di San Michele, tutte le mattine, per andare a Messa nella piccola chiesa di Vezzano.
    Mia madre che nei tiepidi pomeriggi primaverili si occupava con grande cura del suo giardino, oggi quasi del tutto abbandonato. [...]

  • Il ritorno delle suore in corsia

    Lo riconosciamo tutti: è Mario Tobino, scrittore famoso, ma per tanti anni direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Magliano – Lucca. Intervenendo sulle carenze che contraddistinguono il settore sanitario Tobino ha lanciato una proposta destinata a far rumore e che si richiama alla sua esperienza clinica condotta negli anni passati. “Vorrei che in corsia – ha detto Tobino – tornassero le suore, e i malati potessero conoscere la loro dedizione. Certe cose – ha detto ancora lo scrittore – non si potranno mai ottenere pagando”. Tobino dall’alto dei suoi anni ricorda nostalgicamente i tempi andati, in cui le suore dedicavano all’attività sanitaria anche dodici ore – quindici ore al giorno e le infermiere non potevano sposarsi. La verità è comunque che ora la cosiddetta crisi delle vocazioni – fanno osservare taluni – renderebbe impossibile questo ritorno ai tempi di Tobino.
    [...]

  • Il “Piazzone” di Viareggio

    La farmacia di mio padre era in una piazza popolarissima che si chiamava “Il Piazzone” perché era una grande piazza contornata di platani, quadrata. E i platani per la spiaggia, per la rena, umida che naturalmente c’è sotto fioriscono molto, diventano robusti e grossi a Viareggio. E sicché pieni di fronde e al tempo della nascita degli uccellini, un gridio la sera straordinario. In questa grandissima piazza c’era un unico prato verde e lì era il nostro regno. Tutto intorno alla piazza c’erano case basse, appena di un piano ed erano le case dei marinari. Viareggio aveva anche delle pinete a quel tempo densissime, verdi, cariche di muschio dove naturalmente vivevano anche delle donne di non facilissimi costumi, famosissime come la Pollacchina e l’Attanasia e noi nelle nostre intemperanze giovanili, le prime esperienze, bazzicavamo per tutti i campi, andavamo in Darsena. Anzi c’erano due teppe a Viareggio: la teppa del Piazzone e la teppa della Darsena. Ma badate, non si faceva niente!
    [...]

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